| COSA
DICE IL PUBBLICITARIO
I
bambini vengono spesso indicati dai ricercatori del settore del marketing
come "consumatori in fase di addestramento".
Il bambino infatti fin dalla nascita, se non già
nel grembo materno, può essere vittima del tabacco.
Si trova spesso accanto ad adulti che, generalmente per
disinformazione, espongono i figli piccoli a rischi che credono di correre
loro soltanto.

C'è di peggio: bambini e adolescenti sono anche vittime di una
pubblicità che presenta un'immagine soggiogante, pseudo-ecologica
e a volte eroica del tabacco.
Cavalli al vento, promesse di avventura fanno parte di
messaggi che abituano i bambini, sia pure per vie indirette, ad accettare
il tabacco come oggetto di sogno, come simbolo di stato sociale, come
parte integrante della vita.
I ricercatori di mercato ritengono che la conoscenza dei marchi di fabbrica
che si genera durante l'infanzia possa condizionare la preferenza per
i diversi prodotti nei periodi successivi della vita dell'individuo.
Pertanto la conoscenza da parte dei bambini delle "marche"
di sigarette è in buona parte il risultato di una loro esposizione
a questa pubblicità occulta.
Così i messaggi pubblicitari di varie ditte produttrici di sigarette
compaiono nei film, nei pannelli stradali, nei cartelloni durante le manifestazioni
rivolte ai giovani, durante le riprese televisive di eventi sportivi e
di spot pubblicitari di abbigliamento.
Qualche progresso è stato compiuto per liberare
dal tabacco le nuove generazioni: nelle scuole sono stati attuati programmi
di educazione sui rischi del fumo.
Anche
le restrizioni imposte per legge alla pubblicità costituiscono
uno strumento protettivo importante.
Nonostante ciò i Governi hanno la difficoltà a competere
con le enormi risorse economiche dell'industria nella lotta ingaggiata
per ridurre la diffusione del fumo tra i giovani.

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