Il vaccino

Il III Congresso UIP

I dubbi

La lotta al fumo e le malattie respiratorie

TUTTO SU... IL VACCINO ANTIFUMO

In questi ultimi giorni la notizia della scoperta di un "portentoso" vaccino antifumo in grado di neutralizzare l'azione della nicotina sta alimentando le speranze del popolo degli aspiranti ex-fumatori, spesso bloccati nelle loro intenzioni dal classico "vorrei ma non posso!".
Le speranze troverebbero conferma nella fase di sperimentazione appena terminata che sembra aver ottenuto, sui volontari, gli stessi incoraggianti risultati conseguiti sugli animali. Ma i dubbi non mancano e il dibattito sulla validità del vaccino è ancora aperto.
Fumo.it presenta un breve approfondimento per apprendere di più sull'argomento, rimandando in ogni caso alla sezione esperti in linea per ulteriori chiarimenti di carattere medico.

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Il vaccino

Il vaccino antifumo è frutto di un lavoro di sperimentazione di un gruppo di esperti statunitensi della Nabi una compagnia biofarmaceutica del Maryland, che ha testato la fase pilota su un gruppo di circa venti volontari. I risultati sono sembrati incoraggianti: pare infatti che il vaccino sia di norma ben tollerato e che sia in grado di agevolare la produzione di anticorpi contro la nicotina, bloccando sia la dipendenza che l'induzione al fumo. Sembra quindi che i risultati conseguiti dalla sperimentazione animale si ripetano sull'uomo bloccando la nicotina e impedendole di arrivare al cervello. Secondo i risultati della sperimentazione, il vaccino è in grado di indurre una buona risposta anticorporale che dura circa 60 giorni.

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Il III Congresso UIP

L'annuncio del vaccino è stato dato al Terzo Congresso dell'Unione Italiana Pneumologia, tenutosi dal 6 al 9 novembre all'Hotel Hilton di Roma. Walter Canonica, presidente del Congresso in qualità di Presidente della Simer (Società Italiana di Medicina Respiratoria), spiega il meccanismo d'azione della nicotina: "...essa agisce a livello celebrale su recettori specifici che causano il rilascio di un neurotrasmettitore, come la dopamina, che sono coinvolte nel sistema premiante mesolimbico. Questo a sua volta controlla importanti meccanismi come la dipendenza e l'induzione del desiderio.
Da qui l'idea di un vaccino che induca anticorpi anti-nicotina che blocchino la molecola nel sangue impedendole di arrivare ai recettori... "
La nicotina rimane dunque nell'organismo fino ad essere espulsa dal normale metabolismo fisiologico, senza dar luogo a meccanismi di dipendenza.

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I dubbi

Una volta verificata l'effettiva capacità di favorire la produzione di anticorpi, bisognerà testare l'efficacia del vaccino nella cessazione del fumo e solo successivamente si potrà parlare di commercializzazione. Il vantaggio principale del vaccino, a detta di Viegi, il responsabile del Gruppo di Epidemiologia ambientale polmonare dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, sta nel fatto che, bloccando gli effetti della nicotina, il vaccino non agisce solo sulla dipendenza , ma anche su altri meccanismi di induzione e mantenimento dell'abitudine al fumo, specie sulle ricadute. Ma i dubbi non mancano: secondo lo stesso Viegi è più probabile che il vaccino abbia efficacia per i fumatori con scarsa dipendenza, mentre per gli altri un uso razionale consiglierebbe la somministrazione dopo la fase di astinenza. Infatti spesso il vaccino non potrà prescindere da una terapia psicologica che intervenga a disincentivare certe variabili come la gestualità quotidiana, il bisogno di fumare in momenti critici o il desiderio della sensazione della sigaretta in bocca. Già da ora esiste la possibilità di somministrare il vaccino per via transdermica o spray nasale e in ogni caso, per ovviare a qualunque rischio di ricaduta, andrà richiamato ogni 6-12 mesi.

Un'altra indispensabile avvertenza, d'obbligo per temperare gli entusiasmi seguiti alla notizia del buon esito della sperimentazione, è che vaccinarsi non farà diminuire il rischio di cancro. O meglio: il vaccino agisce sulla nicotina e sono altre le sostanze contenute nella sigaretta e responsabili dell'insorgenza del tumore, ma è ipotizzabile con un certo margine di certezza che, se le persone sottoposte a vaccino riusciranno a smettere di fumare diminuiranno anche i casi di tumore polmonare. E questo non è un risultato sicuro in quanto la cura non impedirebbe alle persone di accendersi le sigarette, ma solo le immunizzerebbe da quel processo chimico che le spinge a fumare.

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La lotta al fumo e le malattie respiratorie

Al Congresso si è tuttavia ribadita l'importanza della lotta al fumo sia attivo che passivo, nonostante i nuovi auspici introdotti dalla fase di sperimentazione del vaccino. Essa rimane in ogni caso una priorità sanitaria da svilupparsi con campagne di comunicazione mirate all'educazione sia da parte dei medici che dalle istituzioni.
D'altra parte l'arma principale di una comunicazione che voglia essere efficace è la coerenza e spesso, purtroppo, essa manca. Le istituzioni sono le principali emittenti di campagne antifumo: il Ministro Sirchia sta portando avanti, sulla scia del suo predecessore Veronesi, una vera e propria campagna per tutelare quanto meno i non fumatori.
Il DdL approvato dal Senato il 6 novembre scorso contiene norme che rendono davvero stringente il divieto di fumo. Il Disegno passa ora alla Camera e se dovesse ricevere un'altra approvazione comporterebbe lo stop totale al fumo nei locali pubblici (ma non in quelli privati non aperti al pubblico, cioè la maggior parte dei luoghi di lavoro), controlli e multe.
Ma è anche vero che le stesse Istituzioni promotrici delle più dure battaglie contro il fumo, tollerano esplicite pubblicità delle multinazionali del tabacco, specie nelle manifestazioni sportive che, per loro natura, non dovrebbero sollecitare al consumo se non altro per la forte attrattiva che esercitano sui giovani. Come se non bastasse, dal Congresso è emerso il dato inquietante che circa il 30%

In ogni caso il Congresso ha evidenziato che nel nostro Paese le malattie respiratorie, come asma e BPCO sono in costante aumento, anche se la responsabilità non è imputabile unicamente al fumo ma anche all'inquinamento ambientale. Purtroppo però, i danni all'apparato respiratorio hanno notevoli ripercussioni anche su altri organi.

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